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RECENSIONE | Il figlio di Nettuno

Mi risulta incredibile aver cominciato la mia prima settimana sul blog dimenticandomi completamente delle rubriche *ciaff*
Più o meno quanto mi risulta incredibile la mole di post accumulata quest'estate e che ho rimandato a Settembre perchè la blogosfera era leggermente disabitata.



Tempo fa ho recensito il primo volume di questa saga e, nonostante mi fosse piaciucchiato, ne ho sottolineato tutti i difetti. Con questo libro compensiamo tutte le mancanze del volume precedente, con tre archi narrativi (Percy, Frank e Hazel) che si intrecciano e corrono parallelamente, senza lasciare troppo sullo sfondo l'inquietante minaccia di Gea.
Mentre accade tutto questo, possiamo finalmente vedere il Campo Giove, vedere che Riordan ha cercato di ricostruire una città romana, farci ricordare il Campo Mezzosangue e allo stesso tempo ha creato un senso di spaesamento perché quello che presenta è un insediamento di semidei, ma niente di quello detto finora vale ancora.

Mi sono piaciute tantissimo Iride, tutti i vari dei greci e romani incontrati sulla via ed ho cominciato ad avere paura alla vista dei Giganti.
L'unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è il modo in cui sono state presentate le Amazzoni. Sarà perché il concetto che viene presentato ne L'Amazzone di Alessandro Magno è difficile da eguagliare (SPOILER: e lì non le trovi nemmeno, le cercano e basta), sarà che sembrano delle misantrope, degne del femminismo impazzito di Tumblr, non ce l'ho fatta a farmele piacere.
Perché quando un uomo si immagina una società composta solo da donne, la prima cosa che si immagina sono gli uomini in catene? Mah.


Un passo in avanti nella narrazione, è l'amnesia di Percy: lui non ricorda nulla se non Annabeth. Ha qualche stralcio di memoria, cose senza senso, ma continua a ricordarsi che lei è importante.
é stato emozionante e tenero da morire vederlo rimettere i pezzi a posto, mentre si domandava chi fosse quella ragazza, mentre i flashback si affollavano e lui continuava a non capirci niente.

Hazel e Frank, con Reyna e Ottaviano sullo sfondo, sono stati delle rivelazioni.
Avessi potuto, avrei fatto un applauso al libro, per quanto sono ben caratterizzati. Finalmente. Grazie
Rick, graaaazieeee.
Hazel ha una sorta di storyline a sé stante, con tutti i segreti sul suo passato, così come Frank. A prescindere di come tutto ciò si intrecciasse con la storia... è stato come vedere un mosaico romano in perfette condizioni: tutti i pezzi erano al loro posto.

Nel frattempo la mitologia messa in campo mi ha sorpresa anche stavolta: non conoscevo nessuno (a parte forse Iride) o se li conoscevo non avevo idea dell'aspetto, storia o poteri. Se nella saga precedente guardavo male Percy ogni volta che non sapeva qualcosa, stavolta sono l'ultima della classe, il che non è sempre una brutta cosa.



Giudizio


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Hashtag:
#nicoyoulittleshit
#hazelthatsmygirl
#theelephantintheroom
#frankwhattheheck
#gopercygo

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Titolo:L'amazzone di Alessandro Magno

Autore:Bianca Pitzorno

Casa editrice: Arnoldo Mondadori

Anno di pubblicazione: 2004

Prezzo: 8 euro



Trama:
Mírtale è una bambina diversa dalle altre, una trovatella allevata per l'interessamento di Alessandro Magno, il capo supremo della spedizione che marcia alla conquista dell'Asia. C'è un mistero nel suo passato, che solo il re e i suoi amici più stretti conoscono. E l'educazione che le viene impartita, con grande scandalo del filosofo Callístene e di tutte le persone sensate, è identica a quella dei ragazzi-maschi di nobile famiglia. Poi c'è il fatto davvero straordinario che Bucèfalo, che non si lascia toccare da nessuno se non da Alessandro, non solo accetta le carezze di Mírtale, ma persino che la bambina gli monti in groppa. Età di lettura: da 11 anni.

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